Emergenza clima A causa del riscaldamento globale stiamo distruggendo anche la fauna marina.

Per sbiancamento dei coralli si intende un fenomeno di distruzione delle barriere coralline e dei loro fragili ecosistemi: i bellissimi colori dei coralli svaniscono soprattutto per l’aumento della temperatura dell’acqua.

Le variazioni di temperatura dell’acqua, dovute al riscaldamento globale, mutano il rapporto simbiotico tra i polipi del corallo e le alghe.

Si verifica così un’alterazione dell’ecosistema per cui i polipi del corallo espellono l’alga simbiotica e fanno assumere alla struttura calcarea del corallo una colorazione più pallida, praticamente biancastra.

Oltre alla principale causa del riscaldamento globale che determina l’aumento della temperatura delle acque dei mari e degli oceani, il fenomeno dello sbiancamento dei coralli è dovuto anche ad altri fattori come l’irraggiamento solare, i cambiamenti nella composizione chimica dell’acqua, il cambiamento di correnti marine e le malattie del corallo.

Lo sbiancamento dei coralli col passare degli anni significherà la completa autodistruzione dei coralli.

Secondo il mio parere dovremmo impegnarci di più a salvaguardare il nostro pianeta per evitare la completa autodistruzione del nostro importantissimo ecosistema.

Autore: Andrea Lodedo 1B LSS

Sitografia:Wikipedia, Focus

Ma quanta acqua mangiamo?

L’impronta idrica negli alimenti.

Tutti noi vediamo scorrere l’acqua che usiamo per lavarci, per lavare i piatti o per innaffiare le piante, passa invece inosservata l’acqua utilizzata per la produzione e la commercializzazione dei cibi.

Queste centinaia di litri d’acqua costituiscono l’impronta idrica (water footprint): il termine indica il volume totale di acqua usata per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti di una certa nazione. Comprende l’acqua prelevata da fiumi, laghi, falde acquifere usata poi per uso domestico, per l’agricoltura e per l’industria.

Il concetto di impronta idrica è nato nel 2002 per opera del Professor Arjen Y. Hoekstra, l’attuale direttore scientifico del Water Footprint Network.

Ognuno di noi consuma circa 1.385 metri cubi di acqua all’anno. I numeri però variano da nazione a nazione. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti e al secondo posto l’Italia con un’impronta idrica media di 2.232 metri cubi pro capite.

Il Barilla Center for Food & Nutrition ha creato, partendo dalla tradizionale piramide alimentare, un’altra piramide alimentare in cui viene considerata l’impronta idrica.

Possiamo notare che i cibi di cui si consiglia un consumo medio e regolare hanno un impatto minore sul consumo delle risorse idriche (frutta e ortaggi); al contrario i cibi al vertice della piramide, quindi quelli di cui si consiglia un consumo minore, hanno un’impronta idrica più alta (ad esempio dolci, carni rosse, formaggi).

Quindi abitudini alimentari più sane, meno ricche di grassi e zuccheri, sarebbero più salutari non solo per l’uomo, ma anche per il nostro pianeta.

Secondo me bisognerebbe fare molta più attenzione all’acqua che utilizziamo tutti i giorni, non solo quella che usiamo per lavarci, ma anche quella per produrre il cibo, in quanto ci sono molti Paesi in tutto il mondo che faticano ad avere l’acqua ogni giorno o che addirittura non ce l’hanno proprio.

Autore: Tommaso Bettoni 1B LSS

Sitografia:

www.barillacfn.com

www.waterfootprint.org

UN FIUME DI CEMENTO

L’Italia è un paese sempre più cementificato e questo è un problema che sussiste da anni. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) la cementificazione è avanzata soprattutto nelle aree urbanizzate.

L’acqua che cade nelle zone più cementificate non viene drenata dalle campagne e quindi va nei fiumi provocando anche straripamenti.

Un esempio è il fenomeno di acqua alta a Venezia, che ha anche rovinato diverse opere d’arte. La conseguenza di questo fenomeno è stata la costruzione del Mose che è un progetto per difendere la città di Venezia.

Molte persone rischiano di trovarsi per strada in caso di fenomeni meteorologici estremi. La maggior parte degli italiani abita in zone a rischio alluvioni e per prevenirle è stato speso molto denaro. Tra il 1998 e il 2018 sono stati spesi 5,6 miliardi di euro per prevenire le alluvioni.

La Liguria è uno dei principali “ostaggi” del meteo, infatti ha subito straripamenti di fiumi a causa delle abbondanti precipitazioni e queste hanno causato molti danni, tra cui la chiusura delle scuole e molti eventi sono stati rimandati e case sono crollate.

Le Cinque Terre hanno subito una devastante alluvione il 25 ottobre del 2011. In questo caso sono morte alcune persone e i danni sono stati di centinaia di milioni di euro. Vernazza è il borgo che ha subito più danni.

Recentemente Seveso e Lambro sono esondati a causa delle grandi piogge.

Commento

A mio parere stiamo soffocando la natura e questo articolo dimostra che non possiamo imporci alla natura. Dobbiamo riuscire a creare solo le cose indispensabili e non inquinare o rendere il mondo uno strato di cemento.

Molti fenomeni sono naturali, ma tantissimi sono causati dalle necessità dell’uomo e questo provoca distese di cemento e diversi fenomeni come le alluvioni.

È bizzarro avere un giorno un bel prato fiorito davanti e il giorno successivo vedere alti palazzi che non fanno neanche passare il sole.

L’uomo ha fatto molte scoperte nella sua esistenza e ne farà ancora, ma ci saranno sempre fenomeni naturali inspiegabili. Costruendo così tanto stiamo andando contro noi stessi. Le alluvioni provocano distruzione di case e molto altro e spesso questi avvenimenti sono colpa delle nostre costruzioni.

QUESTA IMMAGINE, SCATTATA A CHIAVARI IN LIGURIA, RAPPRESENTA I DISASTRI  CAUSATI DALLE ALLUVIONI CHE SONO DOVUTI ANCHE ALLA CEMENTIFICAZIONE, CHE CI SI RITORCE CONTRO.

Autore: Martina Bossi 1B LSS

FONTI :

www.valigiablu.it

www.interris.it

www.ilfattoquotidiano.it

www.cinqueterre.com

Il disastro del Vajont

Disastro del Vajont Fotografie dell’ Ispettorato Vigili del Fuoco, terza circoscrizione, sede di Belluno donate all’ Onorevole Giacomo Sedati, Commissario del Governo per il Vajont. ANSA/OLDPIX

Il disastro del Vajont è stato un disastro ambientale ed umano che si verificò la sera del 9 ottobre 1963, nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont (al confine tra Friuli e Veneto), dovuto alla caduta di una frana dal pendio del Monte Toc nelle acque del bacino alpino realizzato con una diga; vi fu un conseguente straripamento dell’acqua contenuta nell’invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago. Coinvolse prima Erto e Casso, paesi vicini alla riva del lago dopo la costruzione della diga, mentre il superamento della diga da parte dell’onda generata provocò l’inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle Veneto, tra cui Longarone, e provocò la morte di 1917 persone.

Le cause della tragedia, scatenarono numerosi dibattiti, e  fecero affiorare la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico. Dopo la costruzione della diga si scoprì infatti che i versanti avevano caratteristiche morfologiche (incoerenza e fragilità) tali da non renderli adatti al contenimento di un serbatoio idroelettrico.  

Dove prima sorgeva la cittadina di Longarone, la mattina del 10 ottobre c’era un’enorme distesa di fango. Iniziano ad arrivare i soccorsi,  e vengono recuperati i primi cadaveri. Il giorno dopo, poiché c’erano rischi di ulteriori frane, viene ordinato lo sgombero a monte della diga, gli abitanti di Erto e Casso furono costretti a lasciare le loro case, ma alcuni di loro tornarono clandestinamente. Finita la tragedia,  iniziarono a domandare se in tutto questo qualcuno avesse una responsabilità.     

Commento personale

Secondo la mia opinione prima di costruire in un determinato punto bisognerebbe  assicurarsi che il territorio e la struttura possano reggere agli sbalzi di temperatura e alle precipitazioni atmosferiche, per non mettere a rischio la vita degli individui situati in quel posto e per garantire la massima sicurezza. Queste catastrofi molte volte avvengono anche per cause economiche.

Autore: Lorenzo Di Pace 1B LSS

TOSSICO COME UN PESTICIDA

Nell’agricoltura tradizionale si utilizzano pesticidi per proteggere le piante e fertilizzanti per favorirne la crescita e la fertilità. Nell’agricoltura biologica, il loro utilizzo è rigorosamente limitato

L’UE sta controllando l’uso delle sostanze chimiche per ridurre al minimo i rischi per l’ambiente.

Contaminazione da pesticidi sulle vigne.

L’utilizzo di sostanze chimiche come pesticidi, erbicidi, insetticidi, è da sempre presente in agricoltura.  Per alcuni esperti agricoltori e agronomi, la chimica è indispensabile per garantire delle  produzioni abbondanti. Per gli ambientalisti, sono semplicemente delle molecole da non diffondere e non usare assolutamente perché nocive per la salute umana. Per altri ancora, ecologi e tossicologici, vanno considerati gli effetti sull’ambiente. Le sostanze chimiche danneggiano gravemente l’ambiente in quanto contaminano il suolo, la falda acquifera e l’aria; uccidono molte forme di vita sulle piante, nel suolo e nei corsi d’acqua.

Esiste da sempre una discussione sulla chimica in agricoltura relativa all’uso del Glifosato, il diserbante più usato al mondo. Gli studi, ad oggi, non hanno rilevato grossi impatti sulla salute umana, ma al contrario si è scoperto che ha un notevole effetto sull’ambiente; infatti le ricerche di qualche anno fa avevano stabilito la presenza del Glifosato nel suolo dei paesi dell’Unione europea. Il Glifosato agisce sulla crescita delle piante perché interviene in modo negativo sull’attività dell’enzima coinvolto nella sintesi degli amminoacidi essenziali.

La vasta diffusione dell’uso del Glifosato in agricoltura è dovuta al fatto che ha sostituito altri erbicidi che avevano effetti molto gravi sull’ambiente.

Secondo me viviamo ormai in un ambiente sempre più inquinato e tossico. La soluzione potrebbe essere che tutti gli agricoltori, grandi o piccoli, dovrebbero praticare un’agricoltura ecologica e biologica, in modo da produrre cibo sano e nutriente e riequilibrando il sistema ambientale.

Autore: Martina Moroni, 1BLS

Bibliografia:

Focus

La Repubblica

IL LAGO FANTASMA

Il lago

L’Aral, anche chiamato mare d’Aral, era un lago salato di origine oceanica, situato  tra l’Uzbekistan e il Kazakistan. Nel 1986 durante il ritiro delle acque si è diviso in un bacino più piccolo a nord ed uno più grande a sud.

(Wikipedia)

Evoluzione

Dal 1960 a oggi la sua superficie si è ridotta del 75%, ed è rimasto poco più del 10% dei 68mila kmq. Il restante 90% è sabbia, tutto il resto dell’acqua si è prosciugato.

 (Focus)

La causa

Ai tempi della guerra fredda, per far aumentare la produzione di cotone in una regione con clima arido  come l’Uzbekistan il regime sovietico mise in pratica  un progetto di deviazione dei due fiumi che si immettevano nel lago tramite l’uso di canali. L’acqua raccolta  venne utilizzata per irrigare i

campi  delle aree circostanti.  (Focus)

Commento personale

L’uomo certe volte è davvero capace di creare disastri irreparabili, spesso si dice che la mano dell’uomo invece di migliorare, distrugge, questo ne è un esempio.

Secondo me non bisognerebbe toccare la natura poichè è qualcosa di magnifico, ma siccome alle volte è inevitabile, si dovrebbe essere più attenti e rispettosi.

Per quanto riguarda il lago è davvero una catastrofe, perché era unico!

Penso che riportarlo in vita non sia così facile anche perché potrebbero esserci conseguenze catastrofiche anche in questo caso.

Ho letto però alcuni articoli che parlavano di un possibile salvataggio del lago. Certo le probabilità sono molto basse, ma nel 2005 è stata costruita una diga che separava le acque del nord da quelle del sud, aumentando l’affluenza del fiume Syr Darya, di conseguenza a  Kyzylorda, la pesca quintuplicata ha fatto avanzare la costa di 20km e ha creato occupazione e rinascita del territorio.

Autore: Niccolo Filippelli, 1BLS

Come possiamo risparmiare l’acqua con dei piccoli e semplici gesti

Ecco come potremmo risparmiare l’acqua ed evitare sprechi inutili di questa preziosa risorsa:


1. Usa il frangigetto  sul rubinetto

Aprire e chiudere il rubinetto sono azioni abituali, che compiamo senza pensare. Eppure anche questo gesto può essere importante per risparmiare l’acqua potabile.

Applicando un frangigetto al rubinetto si produrrebbe un notevole risparmio perché miscela l’aria all’acqua, ne riduce il flusso e gli schizzi permettendoti di risparmiare decine di migliaia di litri all’anno.

2. Chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti

Lavarsi i denti è un’azione quotidiana durante la quale lasciamo scorrere l’acqua senza utilizzarla.

Se tenessimo aperto il rubinetto solo per il tempo realmente utile per il prelievo dell’acqua effettivamente necessaria, potremmo risparmiare circa 6 litri d’acqua al minuto.

3. Controlla le perdite

Una goccia che cade ogni 10 secondi sono 250 litri di acqua in un anno. Controllare se il rubinetto o la cassetta del water hanno una perdita é semplice: durante la notte o quando sei al lavoro, metti sotto al rubinetto un contenitore. Dopo qualche ora potrai rilevare anche una perdita minima. Riparando il water potrai evitare il lento ma costante fluire dell’acqua e risparmiare circa 52.000 litri d’acqua in un anno.

4. Sciacquone

Le normali cassette di scarico del water hanno una capacità di 12 litri, che, ad ogni scarico vengono rilasciati.

Se le condizioni lo permettono sarebbe bene installare sistemi in grado di erogare la quantità di acqua strettamente necessaria. Nei principali negozi di idraulica e sanitari sono in vendita sistemi per un consumo più razionale a manovella, a rubinetto o diversificato che liberano a scelta 6 o 12 litri d’acqua.

Si arriverebbe così ad un risparmio del 50%, quantificabile in circa 26.000 litri d’acqua in un anno.

5. Doccia o bagno?

Fare la doccia piuttosto che il bagno consente di risparmiare litri d’acqua all’anno, ben 23 m3. È possibile applicare il riduttore di flusso tra il rubinetto e tubo della doccia.

Un’altra soluzione è il sistema a interruzione rapida del flusso: in pratica è un interruttore posto sul soffione che blocca momentaneamente l’erogazione d’acqua senza far variar la temperatura.

6. Lava le verdure o i piatti lasciandole a mollo anziché in acqua corrente

Le verdure devono essere accuratamente lavate e risciacquate! Basterebbe lasciarle a mollo in una vaschetta per un certo periodo di tempo e risciacquarle poi velocemente sotto un getto d’acqua per realizzare un notevole risparmio d’acqua: per una famiglia di tre persone è stato calcolato un risparmio di circa 4.500 litri all’anno. Fai la stessa cosa per i piatti (per l’acqua calda puoi usare anche quella della cottura). Usa l’acqua corrente solo per il risciacquo.

7. Utilizza la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico

Effettuare lavaggi a pieno carico permette di risparmiare una notevole quantità di acqua: per una famiglia “tipo” di tre persone è stato calcolato un risparmio di 8.200 litri all’anno.

8. Lava l’automobile usando il secchio e non l’acqua corrente del getto

Non pretendere di avere l’auto scintillante tutti i giorni. Usa il buonsenso. Usa il secchio invece dell’acqua corrente, bagna la carrozzeria, insapona l’auto e risciacquala.

Si è calcolato, infatti, che il lavaggio dell’auto impiega acqua corrente per circa 30 minuti, con un notevole volume di consumo.

Se invece si utilizzasse un secchio si potrebbero risparmiare circa 130 litri d’acqua potabile per ogni lavaggio.

9. Utilizza acqua già utilizzata per innaffiare l’orto, i fiori o le piante

Per annaffiare l’orto o i fiori del terrazzo non è necessario utilizzare acqua potabile.

Si può invece adoperare:

  • l’acqua già utilizzata per altri scopi, ad esempio per le verdure,
  • l’acqua piovana raccolta in contenitori,
  • l’acqua tolta dalla vasca dei pesci che è anche ricca di sostanze fertilizzanti,
  • sistemi a goccia.

Innaffia al tramonto: l’acqua evapora più lentamente e ha il tempo di essere assorbita.

10. Controlla il tuo contatore a rubinetti chiusi

Un foro di 1mm in un tubo può far perdere oltre 2000 litri d’acqua potabile al giorno e ancor peggio potrebbe causare danni all’abitazione.

11. Utilizzare l’acqua del deumidificatore o del condizionatore per il ferro da stiro.

Oltre a risparmiare sulla bolletta allunga la vita dell’elettrodomestico perché senza calcare.

12. Mettere una coperta galleggiante sulla piscina

Ricordarsi di coprire la piscina non utilizzata rallenta l’evaporazione e permette di risparmiare da 1000 a 4000 litri d’acqua al mese in base alla zona climatica e alle dimensioni della vasca.

Queste sono semplici azioni che ci permettono di risparmiare migliaia di litri d’acqua all’anno e salvaguardare il nostro pianeta da questi sprechi.

C’è gente che spreca acqua in enormi quantità perché non pensa all’ambiente e al futuro e neanche alle persone che non hanno l’acqua come in alcune zone del Brasile o dell’Africa. Queste persone sono obbligate a bere acqua contaminata e molto sporca. È quindi molto facile per loro contrarre delle malattie e, visto che in quei posti non ci sono ospedali, è altrettanto facile morire.

Autore : Samuele Guzzi, 1B LSS

Sitografia:

www.comune.rioloterme.ra.it

www.altroconsumo.it

www.rinnovabili.it

www.acque.net