NOI TUTTI CON DELLE SEMPLICI AZIONI POSSIAMO COMBATTERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Questo cambiamento climatico è causato dalle attività umane, come la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’allenamento del bestiame, che influenzano la temperatura terrestre e incidono sul clima. Queste attività aggiungono enormi quantità di gas serra a quelle presenti nell’atmosfera alimentando l’effetto serra e il riscaldamento globale.

Sappiamo che le emissioni di CO2 di origine umana sono molto più piccole in confronto a quelle naturali, il fatto è che le emissioni naturali sono controbilanciate dall’assorbimento da parte della natura, nel complesso si ha quindi un equilibrio; sono le emissioni di CO2 dell’uomo che alterano l’equilibrio naturale.

Questi gas, visto che la Terra è in grado di riconvertire solo parte dei gas in eccesso, si immagazzinano nell’atmosfera peggiorando l’effetto serra e provocando degli effetti sul cambiamento climatico, per esempio l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, l’aumento di eventi atmosferici estremi e altri.

Anche con semplici gesti quotidiani possiamo ridurre le emissioni senza pregiudicare la qualità della nostra vita per esempio:

1) riducendo di 1 grado la temperatura nella nostra abitazione si riducono di circa 300kg e emissioni di CO2 per abitazione ogni anno

2) regolando il termostato in base alle ore più fredde e anche in base alla nostra presenza in casa (risparmiamo fino al 15%)

3) per ridurre fino al 70% la
perdita di energia di una casa bisognerebbe avere le finestre a doppio vetro

4) è importante un buon isolamento della casa e delle tubature di riscaldamento, dei serbatoi di acqua calda

5) sbriniamo regolarmente il frigo

6) non lasciare aperto il frigo quando si prendono le cose

7) non posizionare la temperatura del frigo al massimo, fa solo consumare energia e non garantisce una conservazione degli alimenti.

8) puliamo il condensatore dietro il frigo per limitare la dispersione del calore e aumentare l’efficienza energetica.

9) non mettere nel frigo alimenti caldi o tiepidi e per scongelarli non usare il microonde ma tirarli fuori il giorno prima

10) tagliando le verdure a dadini si riducono i tempi di cottura e nelle preparazioni al vapore o lesse meglio usare solo la quantità necessaria

11) per risparmiare il 50% di gas o elettricità, consideriamo il fatto di fare più infornate insieme e spegnere il forno o il fornello prima della fine della cottura

12) quando dobbiamo stirare aspettiamo di avere la pila di panni, così evitiamo di scaldare il ferro ogni volta

13) meglio l’illuminazione a LED che le classiche lampadine, durano fino a 100000 ore e non producono scorie e inquinamento

14) per risparmiare fino a 100000W l’anno prendiamo LCD per il PC, se ancora non l’abbiamo fatto: costano poco, sono belli, leggeri e ci permettono di economizzare.

Commento

Secondo me il cambiamento climatico si potrebbe evitare se tutti quanti aiutassimo e rispettassimo anche solo alcune regole o alcuni consigli per migliorare il nostro pianeta, perché se continuiamo così nel giro di qualche anno andrà a finire che il mondo che abbiamo sempre visto svanirà, lo renderemo un mondo peggiore. Dobbiamo cercare tutti quanti di aiutare in qualche modo per un mondo migliore.

Autore Marco Rossi 1 B LSS

Sitografia: www.informagiovani-italia.com/cambiamento_climatico_cosa_fare.htm

MORIRE DI PETROLIO

Cremona è una città per molti aspetti bella, gradevole, la puoi girare a piedi e in bicicletta, ha un centro storico da mozzare il fiato. Ma è anche un luogo dove si vive pericolosamente, perché ha un alto sviluppo industriale, e si tratta di industrie di tipo pesante.

Vedi la Raffineria di  Cremona TAMOIL che nel corso dei suoi anni di produzione non ha fatto altro che contribuire, in modo importante, all’inquinamento della falda acquifera.

Un vero e proprio disastro ecologico che ha fatto riflettere, e continua tuttora a farci pensare. Non è pensabile che si possa dare il benestare a questo tipo di attività produttiva senza verificarne in modo regolare e costante l’operato e soprattutto senza verificare i rischi che da essa ne possono scaturire.

Milioni di metri cubi di acqua ogni giorno sono venuti a contatto con il petrolio che è penetrato nelle falde ed ha creato in breve tempo delle falde acquifere inquinate agli idrocarburi.

Le analisi che l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) ha effettuato  hanno evidenziato gravissimi danni ambientali e pericoli nocivi alla salute della popolazione.

Raffineria di Cremona – inquinamento della falda

Le concentrazioni di idrocarburi rilevate, sono ben 2000 volte oltre il parametro consentito.

Si sono riscontrati anche altri valori al limite consentito, per le seguenti sostanze:

Tricloroetilene: che è una sostanza nociva i cui effetti potrebbero portare a danni irreversibili;

Tetracloroetilene: che è un ottimo solvente per sgrassare i metalli, ma che è altrettanto nocivo per la vita umana.

Una situazione devastante e inammissibile!

A lato di un positivo incremento economico purtroppo si è rilevato un tasso di mortalità e di malattia che nel corso degli anni è cresciuto sempre di più, e che purtroppo continuerà a crescere.

Autore: Tommaso Castro 1 B LSS

Sitografia:

Corriere della Sera

La cronica di Cremona

Un disastro catastrofico

Il disastro della Deepwater Horizon ė una catastrofe avvenuta il 20 aprile del 2010 nella quale è esplosa una piattaforma petrolifera nel golfo del Messico, è stato il più grave disastro ambientale della storia americana e ne risentiamo ancora oggi. La causa è una esplosione a 1500 metri di profondità mentre si stava estraendo il petrolio dal pozzo Macondo; improvvisamente esso ha preso fuoco ed ha cominciato a risalire fino a far esplodere l’intera piattaforma fin quando non è affondata 2 giorni dopo.

Il petrolio è risalito a ritmo di 1000 barili al giorno e delle 126 persone a bordo 11 hanno perso la vita è 17 sono rimaste ferite.

Per fermare la fuoriuscita continua di petrolio, si sono svolte delle operazioni.

A maggio con l’operazione top kill si è cercato di creare un tappo di cemento armato di 100 tonnellate ma senza nessun risultato.

Con l’operazione cut and cap avvenuta il 19 settembre 2010 si è cercato di inserire una nuova valvola di contenimento per il petrolio, ma esso non ha smesso di fuoriuscire.

L’ultima operazione è stata la static kill in cui è stato creato un apposito tappo, ma le conseguenze sono tuttora molto gravi, infatti la Deepwater Horizon ha riversato circa 4,2 milioni di barili di petrolio, creando una chiazza grande 3 volte la Sicilia ed è 16 volte più grave dell’esplosione della petroliera Exxon Valdez nel 1989.

In ordine, gli stati più colpiti sono: Louisiana, Alabama, Mississippi e Florida. Inoltre il petrolio ha aumentato alcuni fenomeni come la corrosione delle scogliere.

Dal punto di vista della fauna, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, l’area del Golfo del Messico è l’habitat di 22 specie di mammiferi e 5 specie di tartarughe marine e, dal momento in cui è esplosa la piattaforma petrolifera, la popolazione è scesa del 50 per cento, il tasso di mortalità dei delfini è 4 volte superiore alla media, nell’ arco di 6 anni sono morti dai 500000 agli 800000 uccelli e i nidi delle tartarughe di Kemp sono diminuite del 35 per cento.

Sotto il punto di vista economico, la marea nera ha causato danni enormi.

Partendo dalla pesca, si stima un valore compreso tra i 3,5 e i 4,5 miliardi di dollari e la B.P. (British Petroleum), oltre che aver speso 6 miliardi per le strutture, ha dovuto risarcire 5,5 miliardi di dollari nel 2015. Per il presidente Trump tutto questo non è abbastanza, infatti ha vietato l’uso delle trivelle off-shore, quelle utilizzate durante questa catastrofe.

Per me, questo disastro è stato tra i più catastrofici della storia umana ed ha avuto conseguenze devastanti per l’ambiente.

Autore: Riccardo Sartori 1B LSS

Sitografia:

Lifegate

Wikipedia

UN’ ISOLA DI SPAZZATURA

È un grande accumulo di spazzatura galleggiante situato nell’Oceano Pacifico settentrionale ed è conosciuto con il nome di ‘Great Pacific Garbage Patch’. Questa isola di spazzatura è nata dall’azione della corrente oceanica ‘North Pacific Subtropical Gyre’ che, con una sorta di movimento a spirale, attira e intrappola i rifiuti al suo interno. Nessuno sa con esattezza quanta sporcizia sporcizia contiene questo accumulo di spazzatura, ma una cosa è certa: circa l’80% dei detriti deriva da attività terrestri mentre il restante 20% proviene da imbarcazioni da diporto, piattaforme petrolifere, container caduti, grandi navi che scaricano direttamente in acqua.

Gran parte di questo pattume, inoltre, non è biodegradabile ed è composto da materie plastiche che si disintegrano in pezzettini sempre più piccoli senza mai andarsene del tutto. I rifiuti marini sono molto dannosi: le particelle plastiche, scambiate per cibo, vengono ingerite dagli animali che o muoiono o introducono questo elemento all’interno della catena alimentare. I mammiferi marini possono rimanere impigliati nelle reti da pesca abbandonate e annegare e infine l’immondizia in superficie blocca la luce del Sole impedendo la normale crescita di plancton e alghe, elementi fondamentali della catena alimentare marina. Questi pericoli sono:

1- South Pacific Garbage Patch

2- Indian Ocean Garbage Patch

3- North and South Atlantic Garbage Patch

La Great Pacific Garbage Patch

Aggravati dal fatto che la plastica rilascia sostanze inquinanti nocive che causano problemi ambientali.

Il ‘Great Pacific Garbage Patch’ è lontano dalla costa di qualsiasi Paese, quindi, nessuna nazione se ne assume la responsabilità, ma in molti concordano sul fatto che limitare o eliminare l’uso di materie plastiche in favore di risorse biodegradabili sarà il modo migliore per ripulire l’oceano.

Il ‘Great Pacific Garbage Patch’ è lontano dalla costa di qualsiasi Paese, quindi, nessuna nazione se ne assume la responsabilità, ma in molti concordano sul fatto che limitare o eliminare l’uso di materie plastiche in favore di risorse biodegradabili sarà il modo migliore per ripulire l’oceano.

COMMENTO PERSONALE

Secondo me questo fenomeno potremmo estinguerlo prendendo dei provvedimenti, come utilizzare meno plastica e fare la raccolta differenziata, anche perché altrimenti modificheremo l’ecosistema marino.

Autore: Giulia Panzeri 1B LSS

Sirografia:

www.treedom.net/it/blog/post/great-pacific-garbage-patch-1498

it.m.wikipedia.org/wiki/Pacific_Trash_Vortex

UNITI CONTRO IL NEMICO INVISIBILE

Oms: la microplastica nell’acqua potabile

L’ Oms ritiene che gli attuali livelli di microplastiche nell’acqua potabile non rappresentino, ancora un pericolo per la salute, ma se le emissioni di plastica nell’ambiente continueranno a ritmo attuale si verificherebbero rischi enormi per gli ecosistemi acquatici e di conseguenza per la salute umana.

Ogni settimana ingeriamo microplastiche pari al peso di una carta di credito

Un studio australiano afferma che ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani e il problema di questo inquinamento è salito ai primi posti nelle battaglie ambientali da risolvere secondo questo studio in media ingeriamo 5g di plastica in sette giorni.

Che cosa sono?

Le microplastiche sono piccole particelle di materia plastica generalmente più piccole di un millimetro.

Esistono due categorie di microplastica: le primarie realizzate intenzionalmente dall’uomo e le secondarie derivanti dalla degradazione del materiale plastico provocata da agenti atmosferici, chimici e fisici. (Grande chiazza di immondizia del Pacifico).

Da dove derivano?

Provengono da diverse fonti tra cui: cosmetica, abbigliamento e processi industriali

Dove si trovano?

Le microplastiche sono ovunque: nelle acque, nel suolo, negli animali e nell’uomo. Ogni chilometro quadrato di oceano contiene in media 63320 particelle di microplastica; il Mar Mediterraneo è uno dei mari più inquinati al mondo. Sono state ritrovate nella fauna marina, sulle nevi, ma anche in alimenti come il sale marino, la birra e il miele. Si trovano anche nelle carni; infatti pollame, suini e bovini vengono nutriti con farine di  pesce. Sono presenti anche nell’acqua del rubinetto.

Commento

 L’ inquinamento da microplastiche é un argomento molto sentito: il mondo è nelle nostre mani e dobbiamo proteggerlo ad ogni costo. È fondamentale prendere coscienza che è necessario agire in modo radicale e tempestivo per evitare di superare il punto di non ritorno.

Autore: Tarikua Majocchi 1B LSS

Sitografia:

Wikimedia 

La Repubblica

LISA NEWSPAPER

Cos’è la plastica?

Una serie di polimeri creati in laboratorio, realizzata con petrolio, carbone e gas naturali, che nella nostra vita viene usata per qualsiasi cosa. E’ in fatti un materiale leggero, resistente, bello da vedere, igienico, versatile e piacevole al tatto. Oggi la plastica è vista come un nemico, ma per decenni è riuscita a mostrare soltanto il lato migliore di sè.

ANIMALI INDIFFERENZIATI

Una ricerca pubblicata nel 2015 ha rilevato che fino al 90 per   cento degli uccelli marini di tutto il mondo ha residui di plastica nelle viscere, ingeriti perché confusi per cibo.

Il problema, naturalmente, non riguarda solo gli uccelli marini, ma, tra gli altri, anche i cetacei. Lo scorso giugno, ad esempio, in Thailandia è stato rinvenuto un globicefalo in fin di vita che aveva ingerito oltre ottanta buste di plastica per un peso complessivo di circa otto chili.

Anche le tartarughe marine sono in pericolo, questi antichi     rettili scambiano per meduse i rifiuti di plastica e li inghiottono

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California Santa Barbara, dell’Università della ha rivelato che metà della plastica oggi esistente è stata prodotta negli ultimi tredici anni, la maggior parte della quale è stata usata una sola volta, per poi essere gettata. Una grande quantità di questa plastica finisce nei fiumi e da lì termina la sua corsa negli oceani, nei quali si stima si riversino otto milioni di tonnellate di plastica ogni anno.

Secondo un rapporto pubblicato nel 2016 dalle Nazioni Unite, i rifiuti marini, composti in prevalenza da plastica, minacciano la sopravvivenza di oltre 800 specie animali che muoiono ingerendo o restando intrappolate nei rifiuti.

Che altro dire…? Nulla, è il momento di fare…di fare tutti attenzione a cosa compriamo al supermercato evitando gli alimenti imballati in plastica, evitando di buttare i rifiuti nei fiumi, mari ed in generale occorre che imparare a gestire la plastica negli appositi contenitori di pattumiera.

Autore: Luca Albani 1B LSS

Sitografia:

www.lifegate.it/persone/news/come-plastica-uccide-animali-marini                                                                                                                                 

IL DISASTRO DI SEVESO

Sabato 10 luglio 1976 ore 12.40, nel reparto B dello stabilimento ICMESA di MEDA, importante industria chimica che lavorava prodotti chimici di base e prodotti farmaceutici, vi fu un grave incidente che causò la fuoriuscita di una nube di diossina: è considerato il più grave disastro ambientale mai avvenuto in Italia.

Gli effetti sulla popolazione furono immediati sopratutto dal punto di vista dermatologico, dopo 2 giorni sono comparsi i primi casi di Cloracne, malattia correlata alla diossina.

Alle 12.37 il sistema di controllo di un reattore chimico andò in avaria, L alta temperatura provoco una reazione che portò alla formazione di un tipo di Diossina tra i più tossici e pericolosi. Che fuoriuscì nell aria e si disperse trasportata dal vento la nube tossica colpi i comuni di Meda,Seveso,Cesano Maderno e Desio.

Incremento, dopo 25 anni di ricerche di neoplasie del tessuto linfatico, linfomi non-hodgkin, aumento dei decessi per Leucemie. Lo studio conferma il rischio tossico delle esposizione alla diossina nell’ uomo.

Non conoscevo questo avvenimento e mi ha spaventato sapere che è successo vicino a noi ed e molto simile a quello che stiamo vivendo adesso.

La notizia fu confermata solo il 14 luglio e ICMESA chiusa il 18 luglio, vennero avvisati i cittadini di Meda e Seveso di non toccare ortaggi, terra e animali e di mantenere scrupolosa igiene. Solo dopo 14 Giorni cominciarono le evacuazioni e il territorio di Seveso fu suddiviso in tre zone in base al livello di contaminazione della terra.

Zona A

le case furono demolite, le piante morirono e migliaia di animali furono abbattuti, il terreno venne asportato e sostituito con nuova terra non inquinata, furono piantati nuovi alberi che hanno dato origine al parco naturale bosco delle querce.

Zona B

interesso anche i comuni di Cesano Maderno e desio ed era la zona con un minor tasso di inquinamento.

Zona R (zona di rispetto)

non inquinata che interesso una superficie di 1400 ettari.

Autore: Elia Varisco 1B LSS

Bibliografia e Sitografia:

La stampa,Wikipedia e il bosco delle querce

LA DEVASTAZIONE DEL CIELO

Introduzione

“Uragano” è un nome di origine caraibica, usato per indicare i cicloni che si abbattevano sulle indie occidentali. L’uragano è capace di sviluppare una potenza pari a 200 chilotoni, dieci volte quella prodotta dalla bomba atomica scoppiata a Hiroshima. I fenomeni atmosferici di questo tipo sono chiamati cicloni o uragani sulle coste dell’Atlantico e tifone sulle coste delL’oceano indiano.

FREQUENZA E POTENZA DEGLI URAGANI

Gli Stati Uniti  da un lato e l’estremo oriente dall’altro sono ancora piegati dalla forza degli ultimi uragani; potremmo chiederci se il numero e la forza di questi fenomeni stia veramente crescendo nel tempo. Per essere più sicuri di ciò che stiamo affrontando bisogna analizzare i dati  che riguardano la Florida. I dati si riferiscono a un intervallo di tempo compreso tra i 118 anni fa e oggi. Ogni pallino rosso rappresenta un uragano, la sua coordinata orizzontale rappresenta il dato relativo all’anno invece quella verticale la velocità e potenza con la quale l’uragano ha impattato la terra ferma.

URAGANI PIÙ POTENTI

  1. Uragano Katrina, abbattutosi sugli Stati Uniti nel 2005, ha provocato una distruzione catastrofica sul Golfo del Mississippi e detiene anche il record di danni economici causati: ben 125 miliardi di euro;
  2. uragano Wilma, sempre nel 2005, diventò persino l’uragano Atlantico più intenso mai registrato; ha causato danni di ben 29,1 miliardi di euro;
  3. uragano Dean, ha raggiunto una pressione centrale molto alta, la seconda più alta di sempre e lo ha fatto mentre toccava la terra nella penisola di Yucatàn.

Autore: Gabriele Oldani, 1B LSS

Bibliografia:

meteo.web

Wikipedia

www.focus.it

Ghiacciai fondenti

Carta dell’Adamello

Questa carta è stata firmata il 19 luglio dell’anno passato, a 3000 metri, e costituisce un documento in difesa del clima. 

Questo posto é stato scelto come luogo del cambiamento climatico; un ghiacciaio che negli ultimi 15 anni ha mostrato una riduzione nello spessore del ghiaccio di ben 24 metri, ovvero 1440 millimetri d’acqua persi ogni anno.

Questa carta sostiene l’evento CfC “ Climbing for Climate” che è stato promosso dal Centro di ricerca e documentazione per l’Agenda dello Sviluppo sostenibile 2030 dell’Università di Brescia.

La temperatura della Terra sta continuamente aumentando a causa del riscaldamento globale, che sta danneggiando ogni angolo del pianeta.

Vediamo infatti centinaia di incendi dall’Alaska alla Siberia. Anche l’Europa è sempre più colpita da forti ondate di caldo, che aumentano sempre di più le temperature.

Anche in Italia esiste una prova del riscaldamento globale: il ghiacciaio dell’Adamello.                                                         

Questo ghiacciaio si trova tra la Lombardia e il Trentino Alto  Adige.

Purtroppo questo ghiacciaio negli anni è passato dall’essere una stupenda distesa bianca di ghiaccio, a una distesa di ghiaccio con macchie di terra e rocce esposte, tutto questo a causa delle alte temperature estive.

Ogni anno questo ghiacciaio si abbassa di 1,5m e si ritira di decine di metri.                                                                

Secondo alcuni esperti questo ghiacciaio potrebbe scomparire entro la fine del secolo.

Per proteggerlo è stata creata la Carta dell’Adamello.

Commento  
Il comportamento degli uomini negli ultimi 30 anni ha contribuito al rialzo della temperatura del pianeta, mettendo a rischio la nostra natura tra cui i ghiacciai. Negli ultimi anni questo problema è diventato di attualità, nel contesto generale di povertà d’acqua nel pianeta. Al momento è chiara la necessità di intervenire. Diverse associazioni stanno studiando per trovare una soluzione visto che, se non curata, la situazione potrebbe davvero diventare pericolosa.

Autore: Giulia Oggioni 1B LSS

Sitografia:

www.meteoweb.en

www.montagna.tv

CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE… CHE FURONO

La siccità in Pianura Padana

Una primavera senza pioggia, che sembra quasi un inizio d’estate, con temperature sopra la media. Il caldo di luglio e agosto è ancora lontano, ma nel nord Italia l’allarme siccità è già cominciato. L’inverno secco non ha portato sufficiente acqua, le riserve di neve sulle montagne sono scarse e il rischio è che ci sia un tracollo per l’agricoltura e l’allevamento. Le prime conseguenze si cominciano a sentire in regioni come il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, nello specifico nella zona della Pianura Padana dove si riscontrano già problemi per l’irrigazione delle colture; “La grave siccità nelle campagne del nord provocata da precipitazioni invernali dimezzate rispetto alla media storica”.

Nella Pianura Padana già dai primi mesi del 2019 si era notato uno stato di severa siccità per assenza di pioggia. Analizzando i dati storici sulle precipitazioni cumulate, soprattutto nel nord Italia, l’andamento è quasi sempre in negativo. Se fino a ottobre e a novembre le piogge erano state superiori alla media, da dicembre a oggi, l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima ha registrato un calo rispetto all’andamento storico 1971-2000 al nord, dove manca circa il 50% delle piogge medie attese.

In corrispondenza della Pianura Padana si registrano temperature aumentate da 1 a 2 gradi rispetto alla media. Un’ascesa in linea con il 2018, considerato dagli esperti dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima come l’anno più caldo nella storia del nostro Paese.

Personalmente reputo il calo delle piogge un problema rilevante per la popolazione, perché può svantaggiare molti settori come l’agricoltura e l’allevamento. Inoltre la mancanza di precipitazioni comporta anche un cambiamento del clima, infatti possiamo notare anche nei mesi primaverili temperature alte quasi come quelle estive.

Autore: Marta Negri, 1B LSS

Bibliografia:

Il Corriere della sera

Articolo: Radio onda d’urto

Il fatto quotidiano