Durant nasce il 29 settembre nel 1988 a Washington D.C., cresce con i fratelli Rayvonne e Tony, la sorella Brianna e viene cresciuto dalla mamma Wanda e dalla nonna Barbara.
Il padre abbandona la famiglia quando Kevin aveva 7 mesi e con il fratello Tony si dedica al basket, nel quale riesce molto bene anche grazie alla sua altezza.
A 7 anni viene mandato dalla madre al Recreation Center della zona, una palestra gestita da Charles Craig, un uomo di 27 anni che insegna ai bambini a giocare e a crescere, per questo diventerà una sorta di padre per Durant.
Qualche anno dopo Kevin gioca per i Jaguars (in Kansas), dove incontra un altro ragazzo senza padre e con il quale fa amicizia: quel ragazzo è Michael Beasley, un futuro giocatore anche lui.
Insieme fanno tutto, dalla colazione all’intervallo, tanto che in due anni nella stessa squadra vincono tutto ciò che si può a quel livello.
Durant ha qualcosa in più, così coach Taras Brown lo allena ogni pomeriggio senza badare ai giorni di festa e costringendolo a dare il massimo, se Kevin non si impegna, coach Brown lo manda alla “collina”: una salita con una pendenza di 40 gradi lunga 20 metri che Kevin deve fare di corsa ripetutamente (una notte la fece 75 volte).
Si trasferisce alla Oak Hill, dove cambia il numero, a causa di una brutta notizia: il suo vecchio allenatore Charles è stato ucciso a 35 anni, da lì in poi Durant indosserà il numero 35.
Riceve moltissime borse di studio, ma sceglie di andare in Texas per giocare il suo primo e unico anno in NCAA, dove infrange molti record.
Ormai molto conosciuto, la maggior parte dei media americani lo danno come prima scelta al draft, cosa che non accadde, infatti la prima scelta fu Odem e Durant la seconda, destinazione Seattle Supersonics.
Pelé non semplicemente un nome bensì una leggenda.
E non solo una leggenda nel mondo del calcio, ma in tutto l’ambiente sportivo.
Ancora oggi viene reputato dai tifosi, dai critici e dai calciatori il miglior giocatore di tutti i tempi.
Lui ha regalato al calcio una popolarità che fino ad allora non era conosciuta.
Giocatore simbolo nelle squadre dove ha giocato, per me che adoro il calcio diventa una icona da raggiungere, un mito da imitare (per quanto ci è possibile..).
Con il suo stile impeccabile, la sua potenza, il suo gioco elettrizzante e le sue prestazioni impressionanti, ha dato e diffuso una determinazione e una voglia di fare per arrivare ad un traguardo ben preciso, verso un obiettivo di vita (dovremmo farne tesoro, e non solo in ambito sportivo.. passione, grinta, tenacia e volontà devono accompagnare la nostra vita)
Edison Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come Pelè, è considerato insieme a Maradona il più grande giocatore di tutti i tempi.
Anche il padre, João Ramos do Nascimento, o Dondinho (come era conosciuto nel mondo del calcio), era un giocatore professionista. Era considerato uno dei migliori colpitori di testa dell’epoca. La madre Celeste, invece, si prese sempre cura di Pelé e di tutta la famiglia con grande affetto e dedizione. Da piccolo, Pelé si trasferì con la famiglia a Baurú, all’interno dello stato brasiliano di São Paulo, dove imparò l’arte del “futebol”.
Nato il 23 ottobre del 1940 a Tres Coracoes in Brasile, Pelè ha segnato in carriera più di 1200 reti, stabilendo un record difficilmente attaccabile (in pratica, è quasi la media di un gol a partita). Inoltre, è l’unico giocatore ad aver vinto tre campionati del mondo (ne ha disputati in totale quattro) e precisamente: nel 1958, nel 1962 e nel 1970. La storia di Pelè comincia nel 1956 quando fu notato Waldemar de Brito, che lo accompagnò a San Paolo del Brasile per un provino per il Santos. Debuttò tra i professionisti il 7 settembre 1956 con un gol che lo lanciò nella sua strabiliante carriera. L’anno successivo fu il momento del debutto in nazionale. Il fatto impressionante è che Pelè aveva allora solo sedici anni.
Bisogna tenere presente che a quel tempo il Brasile era considerata soltanto la terza squadra del Sud America ma, nel 1958, la posizione del Brasile cambiò rapidamente, grazie alle brillanti prestazioni del campione diciassettenne, che si meritò ben presto il titolo di “O’ Rei” (“Il re”).
La sua velocità straordinaria ed i suoi tiri infallibili lasciarono molti a bocca aperta. Bastava che passeggiasse sul campo, perchè la folla si scatenasse in balli e gli dedicasse canti di giubilo.
Dopo diciotto anni trascorsi nel Santos, Pelé nel 1975 passò alla squadra New York Cosmos. Durante i suoi tre anni a New York, Pelé ha portato il Cosmos alla vittoria del titolo North American Soccer League nel 1977. La sua presenza in una squadra americana ha fortemente contribuito alla diffusione e alla popolarità del calcio negli Stati Uniti. Pelé ha dato l’addio al calcio in un’emozionante partita svoltasi il 1 ottobre 1977, di fronte a 75.646 tifosi allo Giants Stadium, giocando il primo tempo tra le fila del Cosmos e il secondo tempo tra le fila della sua storica squadra, il Santos.
Dopo il suo ritiro dall’attività agonistica, Pelé ha continuato a dare il suo contributo al mondo del pallone.
Ancora, il 1° gennaio 1995 Pelé è stato nominato ministro straordinario per lo Sport in Brasile, mettendo a disposizione del governo la propria professionalità e competenza per lo sviluppo del calcio. Si è dimesso dall’incarico nell’aprile 1998.
Scorrendo le pagine della sua vita, una riflessione conclusiva mi sorge spontanea, e che dovrebbe accompagnare tutti noi nel nostro percorso:
“QUANDO GLI OSTACOLI SEMBRANO SPAVENTOSI…TU CONCENTRATI SUL SOGNO!”
Earvin Johnson Jr., meglio conosciuto come Magic Johnson, nato a Lansing nel 14 agosto 1959 è un ex cestista, allenatore di pallacanestro, imprenditore e dirigente sportivo statunitense.
È considerato uno dei più grandi giocatori della storia della pallacanestro.
Ha vinto cinque titoli NBA con i Los Angeles Lakers, l’oro alle Olimpiadi del 1992 e anche un titolo NCAA (National Collegiate Athletic Association) nel1979.
È stato eletto tre volte miglior giocatore NBA.
Il suo nome figura nel Naismith Memorial Basketball Hall of Fame e nella lista dei 50 migliori giocatori della storia NBA.
La sua maglia numero 32 è stata ufficialmente ritirata dai Lakers il 16 febbraio 1992.
Magic Johnson è stato capace di rivoluzionare la pallacanestro: giocò infatti da playmaker, un ruolo tradizionalmente riservato al giocatore più basso e agile di una squadra.
Con i suoi 206 cm di altezza è stato il play più alto nella storia della NBA, è divenuto celebre per le doti nel palleggio, i passaggi dietro la schiena, gli alley-oop e i passaggi no-look.
Nel corso degli anni ‘80 è stato protagonista di un’accesa rivalità sportiva con l’ala dei Boston Celtics Larry Bird. Fino al ’92 anno del ritiro di Bird, si divideranno in totale otto titoli NBA.
Magic ha annunciato più volte il ritiro dall’attività agonistica. La prima nel novembre del ‘91, quando rivelò al mondo di aver contratto il virus dell’HIV.
Tornò però a giocare il 9 febbraio del ‘92.
Ricevette il permesso per poter prendere parte all’ All Star Game del ‘92; partecipò poi alle Olimpiadi, al termine delle quali si ritirò nuovamente.
Si dedicò all’attività di commentatore televisivo per la NBC, allenò brevemente i Lakers nella stagione ‘93-‘94, e fu nominato vicepresidente della squadra nella stagione ‘94-‘95.
Riprese a giocare nel ’96, disputando 36 incontri con i Lakers e terminando così la carriera NBA. Nel ’91 ha dato vita alla “Magic Johnson Foundation”, con lo scopo di raccogliere fondi per lotta contro l’ AIDS e per sensibilizzare l’opinione pubblica ai temi della prevenzione e della cura del virus. Nel 2017 è diventò presidente dei Los Angeles Lakers, carica che ha mantenuto sino all’aprile 2019.
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